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Invito alla serata di presentazione del progetto “Per un cineclub diffuso”

In Uncategorized on May 31, 2013 at 4:58 pm


Associazione culturale FORMACINEMA

in collaborazione con AGIS lombarda

è lieta di invitarla

MARTEDÍ 11 giugno ore 20.15

Anteo spazioCinema – via Milazzo 9, Milano

alla serata di presentazione del progetto

PER UN CINECLUB DIFFUSO

Interverranno:

Alessandro Studer | Presidente Associazione FORMACINEMA e co-fondatore OBRAZ

Stefano Losurdo | Segretario AGIS lombarda

Luigi Paini | Giornalista

Massimiliano Studer | Direttore del sito FORMACINEMA.IT

Carlo Jacob |Esperto di tecnologie digitali ASS. FORMACINEMA

Alle ore 21.30 verrà proiettato il film Vogliamo vivere! (To be or not to be)

di Ernst Lubitsch

Ingresso libero

Per confermare la Sua presenza invii una mail entro le 18 dell’11 giugno con nome e cognome a:

info@formacinema.it

Scarica l’invito

 

UNKNOWN IRAQ. RACCONTI DA UN MONDO SCONOSCIUTO

In Recensioni, Uncategorized on May 25, 2013 at 12:09 pm

Massimiliano Studer

UNKNOWN IRAQ. RACCONTI DA UN MONDO SCONOSCIUTO.

Unkwnon Iraq2[4].jpgParlare di reportage giornalisti con le lenti del cinema è operazione poco ortodossa ma piena di fascino. Se, infatti, le regole del montaggio sono le stesse del cinema, la scelta di cosa montare e come mettere in sequenza le informazioni devono sottostare a degli obiettivi imposti dalla necessità di coinvolgere lo spettatore su specifiche tematiche dell’attualità. Ma nell’ultimo lavoro della giornalista freelance Laura Silvia Battaglia questa opportunità è possibile grazie ai riferimenti al cinema presenti nel montaggio del documentario. Riprese, fotografie e interviste ad intellettuali, registi, ed attivisti sono la cornice per la regista per imbastire il suo racconto giornalistico focalizzato sulla condizione femminile nell’Iraq post-bellico. Un viaggio nella società irachena, di fatto sconosciuta agli occidentali, dove le macerie fisiche e morali sono l’humus nel quale maturano le migliori energie del nuovo Iraq.

Una constatazione preliminare riguarda la versione del lavoro di Laura Silvia Battaglia. Ho, infatti, visionato due versioni. Quella più lunga di circa 32’, in versione inglese denominata Unknown Iraq e quella montata per la RAI di circa 15’, intitolata Le donne di Abramo. L’analisi, tuttavia, si basa sulla versione integrale, molto più lunga e su cui si sono concentrati i maggiori sforzi creativi e narrativi.

Unkwnon Iraq[2].jpgL’incipit del reportage concede la parola a due registi, un curdo e una irachena che hanno scelto, tramite la stessa forma d’arte, il cinema appunto, di raccontare la storia e le contraddizioni della loro patria. E il cinema è proprio una delle constanti del documentario. Il Bagdad Film Festival è uno dei momenti più interessanti del documentario. La giornalista, infatti, è riuscita ad intervistare la cineasta più famosa dell’Iraq, Sanaa Abbas che negli anni settanta, insieme al marito, girò diversi film. In questo ritratto sembra proprio che la Battaglia voglia fare riferimento alla regista tedesca Leni Riefenstahl. Il documentario, infatti, è dedicato a Laith Mushtaq che scrisse un articolo per lo Speciale che Formacinema ha dedicato di recente alla cineasta.
continua…..

Cinema e rottamazioni

In Cinema&Tempi, Recensioni, Uncategorized on May 18, 2013 at 1:12 pm

Carlo Jacob

A sentir parlare di rottamazione, termine di gran moda e ormai inflazionato (Renzi, Grillo e un po’ tutti), un bell’esempio di come il cinema colga con grande sensibilità gli umori di una società che non sa più dove sta andando (ma forse lo sa benissimo, visto che il  welfare è costosissimo) è un vecchio film (1979) del grande Ugo Tognazzi:

I viaggiatori della sera.

Blog

In una società più o meno futuribile, a 60 anni tutti devono essere rottamati, cioè se ne devono andare. Si risparmia sul welfare e si lascia spazio a forze giovani, fredde, implacabili e serissime.

E’ venuto il momento dell’intrattenitore radiofonico Orso Banti (Ugo Tognazzi) e di sua moglie Vicky (Ornella Vanoni). Ai due, vagamente ex sessantottini, disinibiti e spinellanti, il figlio e la figlia organizzano la fuoriuscita con grande meticolosità a cominciare dalla riconsegna di tutte le carte necessarie per vivere, dall’abbonamento ai mezzi di trasporto pubblici alla tessera sanitaria, alla card del Bancomat………………….

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AHMED EL ATTAR

In Cinema&Tempi, Uncategorized on May 18, 2013 at 8:07 am

Monica Macchi

Parola e cinema nelle politiche culturali in Egitto

L’oppressione e’ una cultura, la democrazia e’ una cultura e le persone non cambiano la propria cultura da un giorno all’altro. Una cosa è cambiare il regime, un’altra  è cambiare quella cultura. Ahmed El Attar

No_bikini

Ho incontrato Ahmad El-Attar, fondatore e general manager dello Studio el-Din (http://seefoundation.org/v2/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1LINK), un centro di performing arts situato nella “Sharia Broadway”, la via che storicamente era dedicata all’arte e alla cultura, per parlare delle politiche culturali sotto Mubarak e di cosa potrebbe succedere con la vittoria dei Fratelli Musulmani. In Egitto il cinema non solo è un’industria ma è anche un’industria culturale, grazie anche al fatto che il dialetto egiziano è compreso in tutto il resto del mondo arabo. Ahmed El Attar sottolinea subito l’esistenza di due realtà parallele e non comunicanti: da un lato lo scenario culturale del Cairo e di Alessandria (in cui sono stati ambientati molti film recenti di successo tra cui Microphone (Microphone, col., 122’, 2010, Egitto,), El Shooq (El shooq, col., 130’, 2010, Egitto) e Hawi (Hawi, col. 112’, 2010, Egitto) e dall’altro il deserto culturale, specchio dell’assenza totale di infrastrutture, del resto dell’Egitto.  Ci ha poi spiegato il meccanismo della censura sotto Mubarak: per quanto riguarda il teatro la creazione di carrozzoni, macchine di propaganda funzionali per lo Stato, senza alcuno spessore nè artistico nè culturale, come dimostra l’esperienza del Festival del Teatro Sperimentale.

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Fantozzi ragionier Ugo: il più grande personaggio comico

In Cinema&Tempi, Recensioni, Uncategorized on May 18, 2013 at 7:54 am

Giovanna Jacob

Senza dubbio Paolo Villaggio è uno dei più grandi comici d’Italia. Più ancora dell’attore comico Villaggio, è grande il personaggio che interpreta. Ugo Fantozzi potrebbe essere davvero il più grande personaggio comico del mondo, sebbene il mondo, a parte l’Italia e qualche paese dell’est, non lo conosca. Nei migliori episodi della sua interminabile saga cinematografica, il ragioniere sfortunato agisce all’interno di un meccanismo comico perfetto.

BLOGA mio parere, gli “ingranaggi” fondamentali della comicità sono tre: la trasgressione della norma, la bruttezza e l’inadeguatezza sposata alla bontà d’animo del soggetto comico. Ve ne sono altri due, meno essenziali ma più sublimi: il gioco degli equivoci e il surrealismo. I primi tre elementi sono sufficienti per costruire un meccanismo comico elementare. Tutti e cinque insieme formano invece il meccanismo comico perfetto.

Vediamo il primo. Esistono delle norme di comportamento che ogni essere umano è tenuto a seguire: oltre a quelle morali ce ne sono di naturali, di sociali e perfino di estetiche.  Se la trasgressione delle norme morali non fa mai ridere, perché il male non fa ridere, invece la trasgressione di tutte le altre norme è sempre comica. Ma innanzitutto, bisogna distinguere fra trasgressione “per eccesso” e trasgressione “per difetto”. Rispetto ad una azione “a norma”, una azione è trasgressiva per eccesso se è più efficace mentre è trasgressiva per difetto se è meno efficace. Prendiamo ad esempio la norma naturale che impone all’uomo di camminare in posizione eretta: se un uomo corre battendo ogni record di velocità o addirittura (per assurdo) si alza in volo la trasgredisce per eccesso, mentre se scivola per terra la trasgredisce per difetto. Solo la trasgressione per difetto è comica. Se un uomo fa cento metri in meno di dieci secondi ci stupisce, se cade per terra ci fa ridere. E in effetti, si direbbe che a nessun personaggio comico sia concesso di non scivolare rovinosamente per terra spesso e volentieri.

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Il Far East Film Festival (FEFF) di Udine

In Cinema&Tempi, Uncategorized on May 14, 2013 at 9:23 am

Sabrina Porfido

Il Far East Film Festival (FEFF) di Udine si conferma osservatorio privilegiato ed attento su ciò che si muove sul grande schermo, ma anche aldilà di esso, tra Cina, Giappone, Filippine, Hong Kong, Taiwan, Malaysia, Thailandia e le due Coree, e con sguardo attento e sensibile ne promuove e valorizza stili, tendenze e mercato.

La quindicesima edizione della rassegna, che si è tenuta dal 19 al 27 aprile a Udine, ha offerto al pubblico un ricco ed articolato campionario di visioni provenienti dall’Estremo Oriente: storie, immagini, personaggi, sensazioni e rappresentazioni dell’immaginario di società complesse, culturalmente lontane dall’Occidente, in movimento e in trasformazione.

Agli spettatori che, in nove giorni, hanno affollato il Teatro Nuovo “Giovanni Da Udine”, storica sede della manifestazione, sono stati offerti cinquantasette titoli in concorso ed altri dieci nelle sezioni speciali, a partire dal programma dedicato al coreano Kim Dong-ho, sino alla dedica al filippino Mario O’Hara e alle tre opere di e con King Hu. Nel cartellone non sono mancate, come è consuetudine nel festival friulano, diverse antiprime, a partire da quelle mondiali assolute rappresentate dai nipponici Maruyama di Kudo Kankuro e It’s me, It’s me di Miki Satoshi.
continua…..

Segnalazione del professor Gianni Rondolino di una citazione relativa a Formacinema

In Recensioni, Uncategorized on May 14, 2013 at 9:06 am

È appena uscito per le edizioni Feltrinelli, Gian Enrico Rusconi “Marlene e Leni. Seduzione, cinema e politica”

A pag. 199 nota 11:

“In italiano è uscito nel 2012 un denso e ben argomentato numero speciale di “FormaCinema” (disponibile in rete) a cura di Toni Muzzioli e Massimiliano Studer, composto da alcuni articoli e due importanti interviste agli studiosi di cinema Gianni Rondolino e Leonardo Quaresima, cui senz’altro rimandiamo”

A pag. 202 nota 2:

“….per quanto riguarda la letteratura italiana”, “il contributo di Massimiliano Studer: Olympia (1938). O della modernità di un capolavoro, in “FormaCinema” (disponibile in rete) che si sofferma sulle tecniche della ripresa cinematografica che sono anticipatrici se non addirittura generatrici delle tecniche contemporanee”.

Segnalazione di Gianni Rondolino