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Posts Tagged ‘Associazione culturale cinematografica FORMACINEMA’

CINEMA SAYYARA

In Cinema&Tempi, Uncategorized on May 21, 2015 at 9:17 am

Monica Macchi

fronte

Seduto in auto su un tetto di Ramallah a guardare un film egiziano degli anni Settanta o un programma sperimentale di videoarte. Fantascienza? No è Cinema Sayyara! drive-in posizionato sopra Beit Saa, edificio storico recentemente ristrutturato, ideato dall’artista Phil Collins e commissionato dalla 5 ° Biennale Riwaq. Il modello già implementato a Berlino, ripensa il cinema attraverso la valorizzazione di strutture esistenti per produrre nuove forme in cui l’arte contemporanea, la conservazione architettonica e la politica culturale vengono vissuti come proprietà collettiva dell’intero quartiere. I film selezionati sono stati scelti dagli abitanti stessi in collaborazione con artisti, cineasti e case di produzione e spaziano da grandi classici come “La battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo, il “Leone del deserto” di Mustafà Akkad e “Тіні забутих предків” (Shadows of Forgotten Ancestors) del sovietico Sergei Parajanov, fino a film muti, corti sperimentali, richiami a suggestioni letterarie (“The dupe” di Tawfiq Saleh tratto dal libro di Khassan Kanafani) e omaggi cinefili (come “Viva Zalata” che riecheggia anche nel titolo il film di Elia Kazan o “Of God and dogs” del collettivo siriano Abounaddara, che in omaggio a Vertov e all’influenza della cinematografia sovietica sul cinema siriano e convinti della superiorità del documentario, hanno scelto appunto di chiamarsi “uomini con gli occhiali e la macchina da presa” visto che sono entrambi strumenti che permettono di vedere meglio http://www.abounaddara.com)

Ingresso gratuito e proiezioni in lingua originale.

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UNKNOWN IRAQ. RACCONTI DA UN MONDO SCONOSCIUTO

In Recensioni, Uncategorized on May 25, 2013 at 12:09 pm

Massimiliano Studer

UNKNOWN IRAQ. RACCONTI DA UN MONDO SCONOSCIUTO.

Unkwnon Iraq2[4].jpgParlare di reportage giornalisti con le lenti del cinema è operazione poco ortodossa ma piena di fascino. Se, infatti, le regole del montaggio sono le stesse del cinema, la scelta di cosa montare e come mettere in sequenza le informazioni devono sottostare a degli obiettivi imposti dalla necessità di coinvolgere lo spettatore su specifiche tematiche dell’attualità. Ma nell’ultimo lavoro della giornalista freelance Laura Silvia Battaglia questa opportunità è possibile grazie ai riferimenti al cinema presenti nel montaggio del documentario. Riprese, fotografie e interviste ad intellettuali, registi, ed attivisti sono la cornice per la regista per imbastire il suo racconto giornalistico focalizzato sulla condizione femminile nell’Iraq post-bellico. Un viaggio nella società irachena, di fatto sconosciuta agli occidentali, dove le macerie fisiche e morali sono l’humus nel quale maturano le migliori energie del nuovo Iraq.

Una constatazione preliminare riguarda la versione del lavoro di Laura Silvia Battaglia. Ho, infatti, visionato due versioni. Quella più lunga di circa 32’, in versione inglese denominata Unknown Iraq e quella montata per la RAI di circa 15’, intitolata Le donne di Abramo. L’analisi, tuttavia, si basa sulla versione integrale, molto più lunga e su cui si sono concentrati i maggiori sforzi creativi e narrativi.

Unkwnon Iraq[2].jpgL’incipit del reportage concede la parola a due registi, un curdo e una irachena che hanno scelto, tramite la stessa forma d’arte, il cinema appunto, di raccontare la storia e le contraddizioni della loro patria. E il cinema è proprio una delle constanti del documentario. Il Bagdad Film Festival è uno dei momenti più interessanti del documentario. La giornalista, infatti, è riuscita ad intervistare la cineasta più famosa dell’Iraq, Sanaa Abbas che negli anni settanta, insieme al marito, girò diversi film. In questo ritratto sembra proprio che la Battaglia voglia fare riferimento alla regista tedesca Leni Riefenstahl. Il documentario, infatti, è dedicato a Laith Mushtaq che scrisse un articolo per lo Speciale che Formacinema ha dedicato di recente alla cineasta.
continua…..

Cinema e rottamazioni

In Cinema&Tempi, Recensioni, Uncategorized on May 18, 2013 at 1:12 pm

Carlo Jacob

A sentir parlare di rottamazione, termine di gran moda e ormai inflazionato (Renzi, Grillo e un po’ tutti), un bell’esempio di come il cinema colga con grande sensibilità gli umori di una società che non sa più dove sta andando (ma forse lo sa benissimo, visto che il  welfare è costosissimo) è un vecchio film (1979) del grande Ugo Tognazzi:

I viaggiatori della sera.

Blog

In una società più o meno futuribile, a 60 anni tutti devono essere rottamati, cioè se ne devono andare. Si risparmia sul welfare e si lascia spazio a forze giovani, fredde, implacabili e serissime.

E’ venuto il momento dell’intrattenitore radiofonico Orso Banti (Ugo Tognazzi) e di sua moglie Vicky (Ornella Vanoni). Ai due, vagamente ex sessantottini, disinibiti e spinellanti, il figlio e la figlia organizzano la fuoriuscita con grande meticolosità a cominciare dalla riconsegna di tutte le carte necessarie per vivere, dall’abbonamento ai mezzi di trasporto pubblici alla tessera sanitaria, alla card del Bancomat………………….

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AHMED EL ATTAR

In Cinema&Tempi, Uncategorized on May 18, 2013 at 8:07 am

Monica Macchi

Parola e cinema nelle politiche culturali in Egitto

L’oppressione e’ una cultura, la democrazia e’ una cultura e le persone non cambiano la propria cultura da un giorno all’altro. Una cosa è cambiare il regime, un’altra  è cambiare quella cultura. Ahmed El Attar

No_bikini

Ho incontrato Ahmad El-Attar, fondatore e general manager dello Studio el-Din (http://seefoundation.org/v2/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1LINK), un centro di performing arts situato nella “Sharia Broadway”, la via che storicamente era dedicata all’arte e alla cultura, per parlare delle politiche culturali sotto Mubarak e di cosa potrebbe succedere con la vittoria dei Fratelli Musulmani. In Egitto il cinema non solo è un’industria ma è anche un’industria culturale, grazie anche al fatto che il dialetto egiziano è compreso in tutto il resto del mondo arabo. Ahmed El Attar sottolinea subito l’esistenza di due realtà parallele e non comunicanti: da un lato lo scenario culturale del Cairo e di Alessandria (in cui sono stati ambientati molti film recenti di successo tra cui Microphone (Microphone, col., 122’, 2010, Egitto,), El Shooq (El shooq, col., 130’, 2010, Egitto) e Hawi (Hawi, col. 112’, 2010, Egitto) e dall’altro il deserto culturale, specchio dell’assenza totale di infrastrutture, del resto dell’Egitto.  Ci ha poi spiegato il meccanismo della censura sotto Mubarak: per quanto riguarda il teatro la creazione di carrozzoni, macchine di propaganda funzionali per lo Stato, senza alcuno spessore nè artistico nè culturale, come dimostra l’esperienza del Festival del Teatro Sperimentale.

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Fantozzi ragionier Ugo: il più grande personaggio comico

In Cinema&Tempi, Recensioni, Uncategorized on May 18, 2013 at 7:54 am

Giovanna Jacob

Senza dubbio Paolo Villaggio è uno dei più grandi comici d’Italia. Più ancora dell’attore comico Villaggio, è grande il personaggio che interpreta. Ugo Fantozzi potrebbe essere davvero il più grande personaggio comico del mondo, sebbene il mondo, a parte l’Italia e qualche paese dell’est, non lo conosca. Nei migliori episodi della sua interminabile saga cinematografica, il ragioniere sfortunato agisce all’interno di un meccanismo comico perfetto.

BLOGA mio parere, gli “ingranaggi” fondamentali della comicità sono tre: la trasgressione della norma, la bruttezza e l’inadeguatezza sposata alla bontà d’animo del soggetto comico. Ve ne sono altri due, meno essenziali ma più sublimi: il gioco degli equivoci e il surrealismo. I primi tre elementi sono sufficienti per costruire un meccanismo comico elementare. Tutti e cinque insieme formano invece il meccanismo comico perfetto.

Vediamo il primo. Esistono delle norme di comportamento che ogni essere umano è tenuto a seguire: oltre a quelle morali ce ne sono di naturali, di sociali e perfino di estetiche.  Se la trasgressione delle norme morali non fa mai ridere, perché il male non fa ridere, invece la trasgressione di tutte le altre norme è sempre comica. Ma innanzitutto, bisogna distinguere fra trasgressione “per eccesso” e trasgressione “per difetto”. Rispetto ad una azione “a norma”, una azione è trasgressiva per eccesso se è più efficace mentre è trasgressiva per difetto se è meno efficace. Prendiamo ad esempio la norma naturale che impone all’uomo di camminare in posizione eretta: se un uomo corre battendo ogni record di velocità o addirittura (per assurdo) si alza in volo la trasgredisce per eccesso, mentre se scivola per terra la trasgredisce per difetto. Solo la trasgressione per difetto è comica. Se un uomo fa cento metri in meno di dieci secondi ci stupisce, se cade per terra ci fa ridere. E in effetti, si direbbe che a nessun personaggio comico sia concesso di non scivolare rovinosamente per terra spesso e volentieri.

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Il Far East Film Festival (FEFF) di Udine

In Cinema&Tempi, Uncategorized on May 14, 2013 at 9:23 am

Sabrina Porfido

Il Far East Film Festival (FEFF) di Udine si conferma osservatorio privilegiato ed attento su ciò che si muove sul grande schermo, ma anche aldilà di esso, tra Cina, Giappone, Filippine, Hong Kong, Taiwan, Malaysia, Thailandia e le due Coree, e con sguardo attento e sensibile ne promuove e valorizza stili, tendenze e mercato.

La quindicesima edizione della rassegna, che si è tenuta dal 19 al 27 aprile a Udine, ha offerto al pubblico un ricco ed articolato campionario di visioni provenienti dall’Estremo Oriente: storie, immagini, personaggi, sensazioni e rappresentazioni dell’immaginario di società complesse, culturalmente lontane dall’Occidente, in movimento e in trasformazione.

Agli spettatori che, in nove giorni, hanno affollato il Teatro Nuovo “Giovanni Da Udine”, storica sede della manifestazione, sono stati offerti cinquantasette titoli in concorso ed altri dieci nelle sezioni speciali, a partire dal programma dedicato al coreano Kim Dong-ho, sino alla dedica al filippino Mario O’Hara e alle tre opere di e con King Hu. Nel cartellone non sono mancate, come è consuetudine nel festival friulano, diverse antiprime, a partire da quelle mondiali assolute rappresentate dai nipponici Maruyama di Kudo Kankuro e It’s me, It’s me di Miki Satoshi.
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Segnalazione del professor Gianni Rondolino di una citazione relativa a Formacinema

In Recensioni, Uncategorized on May 14, 2013 at 9:06 am

È appena uscito per le edizioni Feltrinelli, Gian Enrico Rusconi “Marlene e Leni. Seduzione, cinema e politica”

A pag. 199 nota 11:

“In italiano è uscito nel 2012 un denso e ben argomentato numero speciale di “FormaCinema” (disponibile in rete) a cura di Toni Muzzioli e Massimiliano Studer, composto da alcuni articoli e due importanti interviste agli studiosi di cinema Gianni Rondolino e Leonardo Quaresima, cui senz’altro rimandiamo”

A pag. 202 nota 2:

“….per quanto riguarda la letteratura italiana”, “il contributo di Massimiliano Studer: Olympia (1938). O della modernità di un capolavoro, in “FormaCinema” (disponibile in rete) che si sofferma sulle tecniche della ripresa cinematografica che sono anticipatrici se non addirittura generatrici delle tecniche contemporanee”.

Segnalazione di Gianni Rondolino

NINA di Elisa Fuksas

In Recensioni, Uncategorized on April 25, 2013 at 11:00 am

Alessandro Studer

NINA di Elisa Fuksas (Italia 2013 , durata 85’) con Diane Fleri, Ettore Mahieux, Luca Marinelli

E’ un film molto gradevole nella percezione audio-visiva, molto meno per quanto riguarda la trama o meglio in quella che io preferisco chiamare la “scansione filmica”. Noi non assistiamo a un tracciato narrativo, ma a una serie di situazioni-sequenze soprattutto visive  dove i dialoghi tendono spesso al surreale e hanno  una pura funzione sonora (come ad esempio la segreteria telefonica che, di fatto, svolge il ruolo della voce fuori campo,  che accompagna e spiega, ma non sempre, le immagini).  Ciò determina un forte aumento della polivalenza dei significati che ogni spettatore può dare a quello che vede, fino a non dargliene nessuno. Dopo la proiezione qualcuno ha detto: “E’ un film vuoto, senza significato..”

Qui dico la mia. La Fuksas pare che abbia lavorato attorno al progetto di questo film per otto anni (!). E’ quindi probabile che   ci sia una grossa componente autobiografica e per essere un’opera prima risulta complessa e, al di là delle prime impressioni, opera carica di significati e riferimenti impegnativi ai classici del cinema italiano.  E’ stato richiamato,  nella presentazione, il classico di Nanni  Moretti Bianca.,  ma non riesco a capire in che senso,  semmai è evidente il riferimento soprattutto a Caro diario pe l’uso della motoretta col casco con cui lei gira all’EUR (ma Nanni girava con la mitica vespa).

continua…..

THE SUFFERING GRASSES العسب المتألم

In Cinema&Tempi, Recensioni, Uncategorized on April 25, 2013 at 8:56 am

Monica Macchi

THE SUFFERING GRASSES   العسب المتألم  

Dice un proverbio africano

SufferingGrass “Quando gli elefanti combattono, è l’erba che soffre”;

nel mio film gli elefanti sono

 gli attori statali e le potenze straniere

che tentano di utilizzare il conflitto in Siria

per promuovere i loro interessi geopolitici

e l’erba calpestata sono i diritti umani e i rifugiati.

lara Lee, regista del film

TRAILER https://www.youtube.com/watch?v=p9CdBjg2OIk

Nel mese di maggio 2012, la regista Iara Lee ha fatto parte di una delegazione che ha visitato i campi profughi siriani di Yayladgi e di Bohsin in Turchia, che alla data del film (giugno 2012) ospitavano 24.000 siriani per un costo stimato di 150 milioni di dollari.

Questo film ha due diverse componenti: una parte è, per usare la definizione di Chion, “verbo-centrista” cioè si configura come “parola-teatro” con una presa diretta di rumori che hanno una propria specifica identità ed un proprio ruolo. Così si alternano spezzoni di “Ugarit News” a interviste con esponenti dell’Esercito Siriano Libero (definito “l’unico rifugio alla brutalità del regime”), con attivisti per i diritti umani che sostengono la tesi del diritto all’autodifesa e con alcuni………

continua SufferingGrasses

Nuova recensione sul sito FORMACINEMA

In Cinema&Tempi, Recensioni, Uncategorized on April 5, 2013 at 10:53 am

Carlo Jacob

L’uomo venuto dal Cremlino(1968)

L’ex arcivescovo di Lvov, Kiril Lakota, dopo venti anni di gulag viene improvvisamente liberato e Kiril120trasportato aMosca. Qui viene introdotto alla presenza del premier Kamenev. I due si conoscono da venti anni. Kiril ha resistito agli interrogatori di Kamenev alla Lubianka. I due nemici si riconoscono come legati da una sorta di amicizia e rispetto reciproco. Il film, all’epoca, non fu considerato un “grande” film, qualunque cosa la definizione di capolavoro significhi per una critica cinematografica che lo sottovalutò ingiustamente. Come spesso succede per molti film del passato oggi riscoperti, si tratta di un’opera affascinante, che merita di essere rivista e rivisitata…….

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